Ostia, chiuso lo stabilimento Village perché controllato da narcotrafficante
ROMA (28 agosto) - Lo stabilimento balneare Village, sul Lungomare di Ostia, è stato chiuso dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma, in esecuzione di un decreto emesso dal Gip presso il Tribunale di Roma. Lo stabilimento, che secondo i carabinieri apparteneva al narcotrafficante Carmine Fasciani, era stato sequestrato a dicembre scorso dai militari e poi affidato in amministrazione giudiziaria per la stagione estiva. Secondo i carabinieri, Fasciani continuava a esercitare una forma di controllo sullo stabilimento, attraverso familiari e persone di fiducia. Da qui il provvedimento di divieto d'uso del bene sequestrato emesso dall'autorità giudiziaria di Roma sulla base del quale sono stati messi i sigilli alla struttura balneare.
Carmine Fasciani è detenuto nel carcere di Secondigliano (Napoli) con l'accusa di associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Era stato colpito dall'indagine denominata Los Moros-Madara, conclusa dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di via in Selci, il 10 dicembre 2009 con l'arresto di 33 persone implicate in un vasto traffico di droga dal Sud America
GHEDDAFI A ROMA
Domenica 29 Agosto 2010 18:24
CORRIERE DELLA SERA
Gheddafi show a Roma con le hostess: «L'Islam religione d'Europa»
Duecento avvenenti ragazze convocate all'Accademia libica. «Tre si sono convertite durante l'incontro»
L'Idv attacca il governo: «suona tanto come istigazione alla prostituzione»
Gheddafi show a Roma con le hostess: «L'Islam religione d'Europa»
Duecento avvenenti ragazze convocate all'Accademia libica. «Tre si sono convertite durante l'incontro»
Una delle tre ragazze convertite (foto Jpeg Fotoservizi)
ROMA - «L'Islam dovrebbe diventare la religione di tutta l'Europa». Così il leader libico Muammar Gheddafi ha apostrofato domenica pomeriggio a Roma le centinaia di ragazze convocate per una lezione sul Corano
. A raccontarlo è stata una delle giovani hostess, Erika, di Roma, uscendo dall'Accademia libica. Il leader libico, giunto in mattinata nella capitale per celebrare il secondo anniversario della firma del Trattato di amicizia fra Italia e Libia, ha distribuito copie del Corano a circa 500 ragazze (più qualche ragazzo), che ha incontrato a scaglioni. «Tre ragazze con il velo si sono convertite con un rito davanti a Gheddafi», ha raccontato Alessandra. «Hanno pronunciato una formula», ha aggiunto. Gheddafi ha collegato - secondo quanto riferito da una delle ragazze - l'ipotesi di un'Europa islamica all'ingresso della Turchia nell'Unione europea. Tra gli argomenti toccati dal colonnello nel corso dell'incontro anche l'amicizia tra Italia e Libia, più volte ribadita dal leader. Molte le domande rivoltegli nel corso dell'incontro con le 500 ragazze. Una di loro, Erika, ricorda che diverse ragazze hanno chiesto approfondimenti di tipo religioso, mentre «un paio sono state le domande a sfondo giornalistico». Un'altra hostess, Tiziana, ha invece raccontato che il buffet non presentava alimenti a base di carne. «È stata una cerimonia molto formale, organizzata meglio del novembre scorso», ha evidenziato Tiziana, che aveva partecipato anche alle due serate di incontri organizzate quando Gheddafi è venuto a Roma per il vertice Fao. La ragazza ha poi riferito che nel corso della cerimonia «sono state rispettate tutte le nostre abitudini. E Gheddafi ha più volte sottolineato che la donna è libera, anche in Libia, dove può accedere a qualsiasi professione». Lunedì, probabilmente in mattinata, si terrà un nuovo incontro tra Muammar Gheddafi e centinaia di ragazze (non è chiaro se le stesse), sempre sui temi dell'Islam e del Corano; ancora top secret luogo e ora.
L'ARRIVO CON LE AMAZZONI - Gheddafi è arrivato a Ciampino alle 13.30, dopo un doppio cambio di programma. Sempre imprevedibile, Gheddafi - che indossava la tradizionale jeard libi e che è sceso dalla scaletta del velivolo scortato da due delle donne che compongono la sua scorta personale - è stato accolto dal ministro degli Esteri, Franco Frattini, e dall'ambasciatore libico in Italia, Abdulhafed Gaddur. Dopo i saluti da cerimoniale, per il leader libico sono previste oltre 24 ore di appuntamenti privati: fino cioè alle 17 di lunedì, quando si terrà il primo appuntamento ufficiale della visita, il convegno all’Accademia libica su «I rapporti fra Libia e Italia», seguito da una mostra fotografica sulla storia del paese nordafricano.
I PULLMAN PER LE RAGAZZE - Duecento avvenenti ragazze in abiti eleganti sono state convocate per l'incontro pomeridiano con Gheddafi nel cortile dell'Accademia libica a Roma, situata nei pressi della residenza dell'ambasciatore libico sulla Cassia. Il colonnello vi è ospitato con la sua inseparabile tenda beduina, che la volta scorsa venne invece montata nei giardini di villa Doria Pamphilj. Tre pullman hanno accompagnato sul posto le ragazze, reclutate dall'agenzia Hostessweb, che già si era occupata di convocare le 200 ragazze che hanno seguito lo scorso anno gli insegnamenti del leader libico sulla religione islamica.
LA FUGA DELLE DUE HOSTESS - C'è anche un piccolo giallo: due delle ragazze hanno deciso di andarsene dalla villa poco prima dell'inizio dell'evento. Ai giornalisti assiepati fuori del cancello, che hanno notato quanto apparissero arrabbiate e deluse, non hanno voluto spiegarne il motivo, giustificandosi con un «noi non siamo nessuno». E alla domanda se fosse stata una «brutta esperienza», hanno risposto: «Lasciamo perdere». Le due ragazze hanno lasciato rapidamente l'edificio coprendosi il volto dalle telecamere con il passaporto. La tensione nel gruppo era già emersa prima dell'ingresso in accademia, quando alcune hostess e un coordinatore avevano avuto un acceso diverbio. «Non siamo retribuite» avrebbe poi detto una ragazza ai giornali. La volta scorsa, invece, ad ognuna delle partecipanti all'incontro era stato riconosciuto un «gettone» di 50 euro. Uscendo dall'incontro, una ragazza ha detto che a ciascuna sono stati dato 70 euro, ma con l'ordine di mantenere il segreto. Altre hostess hanno parlato di partecipazione a titolo gratuito o al massimo di rimborso spese. «Mettete nei guai le ragazze - ha detto ai cronisti uno dei responsabili dell'agenzia, che teneva d'occhio le giovani che parlavano ai giornalisti - perché chi rilascia dichiarazioni non verrà pagata». Le tre convertite sono uscite, tra le ultime, tutte insieme, senza rilasciare alcuna dichiarazione. Tutte indossavano il tradizionale chador islamico, dal quale però uscivano i capelli. Dopo qualche minuto, è uscita anche una quarta ragazza, anch'essa con un velo musulmano completamente nero. Secondo alcune delle hostess presenti all'incontro, tuttavia, quest'ultima non si sarebbe convertita in vista dell'arrivo di Gheddafi, ma aveva abbracciato già da tempo la religione islamica.
SCORTA DI AMAZZONI - Anche stavolta il leader libico ha portato con sé la sua scorta di amazzoni e la già citata tenda beduina. Al seguito del rais ci sono poi 30 cavalli arabi con altrettanti cavalieri: lunedì sera, alle 21, si esibiranno nel corso delle celebrazioni previste alla caserma Salvo D’Acquisto, alla presenza del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. I purosangue saranno ospitati nelle scuderie del IV Reggimento dei Carabinieri a cavallo fino al loro ritorno in patria. Lo spettacolo dovrebbe cominciare con alcuni cavalieri libici e proseguirà con il celeberrimo Carosello dei Carabinieri, che andrà in scena proprio in onore del leader libico e vedrà la partecipazione di circa 130 cavalli e cavalieri dell’Arma, due squadroni e una fanfara. Ultimo atto sarà la cena in caserma offerta dal premier italiano, e un ricevimento con 800 invitati.
LE POLEMICHE - «La richiesta di Gheddafi di avere centinaia di avvenenti ragazze ad attenderlo al suo arrivo in Italia suona tanto come istigazione alla prostituzione», tuona il senatore dell'Italia dei Valori Stefano Pedica, per il quale «a Gheddafi non è bastato fare spregio dei diritti umani deportando i profughi nei lager costruiti nel deserto, ignorare la responsabilità gravissima di aver appoggiato il terrorismo internazionale e prendere in giro gli italiani rimpatriati dalla Libia che non ha ancora indennizzato: ora ha voluto anche ricostruirsi il suo harem con hostess italiane, reclutate per avvenenza e disponibilità. E chi meglio poteva assecondarlo nei suoi desideri se non il satrapo Silvio Berlusconi? È un'offesa alle donne che in Italia hanno conquistato parità e diritti con fatica». il senatore della Lega Piergiorgio Stiffoni, sentendo parlare di Europa islamizzata, commenta: «Dopo Boumedienne, allora presidente algerino, nel 1974 quando all'Onu disse che sarebbe stato «il ventre delle loro donne a dare loro la vittoria» nella sopraffazione dell'occidente, ora Gheddafi si contorna di una platea femminile per mandare i suoi messaggi. L'Islam non viene in pace ma per conquistarci». «Il circo mediatico organizzato per accogliere il dittatore Gheddafi serve a coprire le scomode verità che si nascondono dietro il Trattato Italia-Libia», dice Mario Staderini, segretario di Radicali italiani.
LE TENDE DELL'AQUILA - Pedica aveva anche criticato il governo italiano per l'eccesso di accondiscendenza nei confronti del rais sono arrivate dall'Italia dei Valori: «Il governo Berlusconi si occupa della tenda di Gheddafi ma non si preoccupa delle tende dell'Aquila». Ai dipietristi replica Margherita Boniver, del Pdl: «L'Idv attacca Berlusconi per aver firmato lo storico trattato di cooperazione e amicizia con la Libia. Si dimentica che il trattato di Bengasi è stato costruito pezzo su pezzo dopo diversi anni di trattativa tra i vari governi italiani e il leader libico, quindi non è frutto di una sola politica. La ricorrenza che viene celebrata lunedì porterà grandi vantaggi e soprattutto la fine dell'epoca coloniale. Ne beneficeranno le imprese, si continueranno ad avere benefici sulla collaborazione nella lotta all'immigrazione clandestina e ci auguriamo potranno avere qualche risarcimento anche le migliaia di cittadini italiani cacciati su due piedi negli anni 70. Tutto questo è evidente per un trattato molto positivo e quindi oltre alle prevedibili eccentricità di Gheddafi bisogna guardare al futuro e continuare sulla giusta strada».
Ragazze in attesa della lezione di Gheddafi (Ansa)
MANIFASTAZIONE A ROMA : giovedì davanti all'ambasciata iraniana alle ore 16
Domenica 29 Agosto 2010 18:19
LA REPUBBLICA
L'IRAN DEGLI AYATOLLAH
Sakineh, migliaia in piazza a Parigi per dire "no" alla lapidazione
Kouchner: "Pronti a nuove sanzioni contro Teheran". Appello contro la condanna della donna: 65mila firme sul solo sito di "Repubblica" dal nostro inviato ANAIS GINORI
PARIGI - "Simone de Beauvoir aveva già previsto tutto". L'ideologa femminista e compagna di Jean-Paul Sartre può sembrare un riferimento azzardato per difendere Sakineh Mohammadi-Ashtiani, condannata a morte per lapidazione. Eppure sono loro, le associazioni femministe francesi, ad aver organizzato la prima mobilitazione in favore della giovane iraniana. "Questa donna è il simbolo di un certo relativismo che sta uccidendo la cultura dei diritti umani", spiega Annie Sugier, presidente di quella Ligue International des Femmes fondata a suo tempo dall'autrice de "Il secondo sesso". "Sakineh non è lontana geograficamente come sembra, la sua situazione ci tocca direttamente - continua la militante femminista, caschetto di capelli rossi - basti pensare che proprio qualche mese fa l'Iran è stato ammesso nella commissione per i diritti delle donne dell'Onu".
Spianata del Trocadero, un colpo d'occhio perfetto verso la Tour Eiffel. Sotto al sole di mezzogiorno, un migliaio di persone si sono radunate per chiedere di fermare il conto alla rovescia nella prigione di Tabriz, nel nord dell'Iran. Il volto di Sakineh, incorniciato dal velo nero, spunta sopra ai cartelli, è dentro ogni slogan. Lo scrittore Daniel Salvatore Schiffer legge ad alta voce l'appello firmato da molti intellettuali francesi (e da più di sessantacinquemila persone solo sul sito di Repubblica): "I crimini di Sakineh, agli occhi delle autorità politico-religiose dell'Iran - dice Schiffer - sono l'adulterio, che non è un crimine né un delitto, ma soprattutto la presunta complicità in un omicidio che è stata costretta a confessare".
Tra la folla anche alcuni dei promotori dell'appello, lo scrittore Marek Halter, la storica Elisabeth Roudinesco. Il filosofo Edgar Morin, 89 anni, ha mandato un messaggio: "Sono con voi con tutto il mio cuore". Due assessori del Comune di Parigi ascoltano tra la gente i discorsi su un piccolo podio improvvisato. Alcune iraniane in esilio si commuovono. "Sono venuta in Francia da piccola, per fuggire dalla rivoluzione islamica", racconta Maryam, 47 anni. "Mia madre, che vive ancora a Teheran, ha paura di parlarmi al telefono. Le donne iraniane non hanno neanche il diritto di respirare".
Il piccolo corteo s'incammina verso l'ambasciata iraniana, distante meno di un chilometro, ma viene fermato dai poliziotti. Nelle stesse ore, arriva da Teheran l'annuncio che "nulla è stato ancora deciso" sulla condanna a morte di Sakineh. "Non ci basta avere una sospensione temporale", ribatte subito Daniel Salvatore Schiffer. "Chiediamo che questo procedimento giudiziario sia cancellato". Gli interventi ufficiali in favore della donna iraniana si moltiplicano. Il ministro degli Esteri, Bernard Kouchner, ha chiesto all'Alto rappresentante dell'Unione Europea, Catherine Ashton, che ci sia un impegno comune dell'Europa, minacciando nuove sanzioni contro l'Iran. "Dobbiamo ricordare alle autorità iraniane - ha spiegato Kouchner - che, come sul dossier nucleare, la loro attitudine di isolamento e di chiusura ha un costo".
La mobilitazione di ieri a Parigi è solo l'inizio. Un altro corteo è previsto a Bruxelles, sede dell'Ue. E la battaglia per Sakineh arriverà anche in Italia, il 2 settembre, quando la Federazione dei Verdi organizzerà una protesta davanti alla sede dell'ambasciata iraniana. "Questa barbarie va evitata", ha detto Angelo Bonelli, presidente dei Verdi. Anche la Farnesina sta seguendo da vicino la vicenda. Il ministro degli Esteri Franco Frattini ha chiesto di mantenere uno stretto raccordo bilaterale con le autorità iraniane, "affinché esse possano considerare un atto di clemenza in questo specifico caso". Dal fondo della cella di Tabriz, Sakineh può almeno ritrovare la speranza.