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BOZZA DI ROMA CAPITALE

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Roma Capitale, cosa prevede la bozza Alemanno-Calderoli: più poteri al Campidoglio

             

ROMA (25 agosto) - È composta complessivamente da 91 pagine, delle quali 53 di note, la bozza del Testo Unico di Roma Capitale (Turc) realizzata dal Comune di Roma e dal Ministero per le Riforme, in attuazione dell'articolo 24 della legge del 5 maggio 2009 n.42, ovvero la norma che attribuisce a Roma Capitale funzioni sulla valorizzazione dei beni storici, artistici, ambientali e fluviali; su edilizia pubblica e privata; organizzazione dei servizi urbani e protezione civile. Secondo la bozza spetterà, a Roma capitale, per quanto riguarda i «Beni Ambientali», la procedura di Valutazione ambientale dei Progetti (Via) e il procedimento di Valutazione ambientale strategica (Vas).

La capitale avrà competenze - attualmente di Regione e Provincia - su carburanti, sulle edicole, sulla somministrazione di bevande, di carburanti, di cave e torbiere, di acque minerali, miniere e risorse geotermiche e anche farmacie. Ma è in materia di «pianificazione urbana» che Roma avrà ampie funzioni solitamente degli altri enti locali.

«Spettano a Roma Capitale i compiti amministrativi riguardanti - si legge nel testo - le istruzioni tecniche per la redazione degli strumenti di pianificazione territoriale ed urbanistica di Roma capitale (Prgr e Pugr)» e «l'approvazione degli strumenti urbanistici e dei regolamenti edilizi, nonchè l'adozione dei permessi per la costruzione in deroga alle norme di regolamento edilizio e di attuazione dei piani regolatori, senza preventivo nulla osta provinciale e anche in deroga agli standard e ai criteri regionali, previo parere non vincolante di Regione Lazio e Provincia di Roma». Ampi poteri al Campidoglio anche in materia di traffico, sul turismo e anche sull'artigianato.

 

BOZZA DI ROMA CAPITALE

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"Sulla bozza di Roma Capitale
dialogo con Polverini e Zingaretti"

È polemica sulla stesura del Testo unico della riforma. Il centrosinistra: un golpe le competenze al Comune su urbanistica e ambiente. Alemanno al Pd: chiarezza sulla condivisione del percorso

di LAURA SERLONI

C'è chi lo definisce un "vero golpe". Chi lo descrive come il prossimo "sacco di Roma". E chi calma le acque parlando di "scelte che saranno condivise con Regione e Provincia". Fatto è che la bozza del Testo Unico che fissa i contorni della nuova Roma Capitale solleva un vespaio di critiche dall'opposizione. E il sindaco Gianni Alemanno affida a tre precisazioni la sua linea e invita il Pd a fare chiarezza sulla condivisione del percorso.

Accendono il dibattito i maggiori poteri che avrà il Campidoglio su ambiente e urbanistica, fino ad oggi di competenza regionale. Così il primo cittadino entra nel merito delle polemiche che per tutto il giorno hanno animato lo scontro. E punta dritto a tre questioni. Primo: entro il prossimo 20 settembre il governo approverà solo ed esclusivamente il primo decreto legislativo su Roma Capitale, su cui tutto il Consiglio comunale all'unanimità ha dato il proprio parere favorevole, così come la Provincia e la Regione Lazio, ma non è disposto alcun trasferimento di poteri dallo Stato, dalla Regione o dalla Provincia verso il Comune. Nel secondo punto ammette di aver preparato una bozza che riguarda il trasferimento di poteri e che sarà analizzato, condiviso sia con la Polverini sia con Zingaretti. E nella terza questione analizza il tema della città metropolitana: "I decreti riguardano esclusivamente il Campidoglio e non l'area metropolitana al fine di ottenere la rapida istituzione di Roma Capitale. Solo dopo aver conferito i poteri speciali sarà possibile studiare i modi e le strade per realizzare l'area metropolitana trasferendo a essa gli stessi poteri".

Ma per l'opposizione il trasferimento di poteri verso il Campidoglio, in particolare su urbanistica e ambiente, è una seria minaccia. "La bozza Calderoli-Alemanno è un vero e proprio golpe ai danni della città e dei cittadini romani - attacca Angelo Bonelli, capogruppo regionale e presidente nazionale dei Verdi - Con l'alibi del federalismo si vuole scardinare la legislazione in materia di tutela del territorio e dell'ambiente, Questo provvedimento porterà alla deregulation totale nell'edilizia e nella tutela del paesaggio e dell'ambiente". Lapidario il commento di Vincenzo Maruccio, capogruppo regionale dell'Italia dei Valori: "Alemanno vuole mani libere per proseguire con lo scempio urbanistico della città, spalleggiato dai suoi grandi elettori". Il Partito democratico insiste sulla città metropolitana. "È necessario estendere il rapporto di collaborazione e sviluppo con i comuni limitrofi: è vitale per la città quanto per la cintura metropolitana - dice Alfredo Ferrari, vice presidente della commissione capitolina Bilancio - Per questo, Roma Capitale non sarà d'intralcio, al contrario diventerà il fulcro di uno sviluppo economico esteso ad aree spesso dimenticate".

È una voce fuori dal coro, il senatore dell'area popolare del Pd, Lucio D'Ubaldo. "L'opposizione non è amnesia o irresponsabilità. In realtà Alemanno non fa altro che perfezionare, aggravandone la portata, idee e suggestioni che al tempo del ''Modello Roma'' circolavano a sinistra. Per quanto mi riguarda, in Commissione bicamerale mi batterò per introdurre ampie correzioni al provvedimento legislativo".

 

TURILOQUO POLITICO !!!!!

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Dalle corna di Leone al dito del Senatùr: turpiloquo batte cribbio

             
di Claudio Rizza

ROMA (25 agosto) - Si chiama villa Campari, ma sembrano tutti usciti da villa Whisky. Da una sbornia di solide argomentazioni politiche pregnanti, che Bossi si sforza di sintetizzare in un’unica parola: «Stronzo».

Le scorciatoie della politica sono infinite, ma mai come in quest’agosto demenziale sono state esplorate fino in fondo, raschiando il barile della trivialità. Quando si è senza argomenti, il ricorso al turpiloquio è la più banale delle scappatoie e la prova di una politica tragicamente minuscola.

Il colpevole non è solo il Senatùr, che la notte fa tardi e si eccita brandendo la Durlindana e ingurgitando litri di Coca Cola, incavolato con Casini, reo di aver ricevuto avances da Berlusconi, che sta tentando di sostituire i voti dei finiani per rimpolpare la maggioranza. Il leader udc ha ricordato il Bossi che va a caccia di banche e difende gli allevatori imbroglioni sulle quote latte, e di rimando è bersaglio di una forbita analisi politica: «E’ quel che rimane dei democristiani, di quei furfanti e farabutti che tradivano il Nord».

La Padania e Montecitorio sono ormai unite anche dallo stesso linguaggio figurato, rappresentato dall’esposizione del dito medio, ritto verso l’alto. Il leader leghista lo alterna all’isotopo dello stronzio, per comunicare con i cronisti i suoi dinieghi, l’avversità al proseguimento della legislatura, a Roma Ladrona, a chi frena Tremonti o a chi gli ricorda d’aver intascato i 200 milioni della tangente Sama-Ferruzzi-Enimont. Emulatori a go go.

I sinonimi di questo linguaggio universale li ha declinati l’ex finiano Martinelli in aula alla Camera, rivolto al camerata non pentito Di Biagio, allargando braccia e mani in semicerchio, della serie «ti faccio un didietro a tarallo». Andava in onda il voto su Caliendo che l’astensione dei finiani ha salvato, regalando a Berlusconi un governo di minoranza.

Le corna anni ’70 di Giovanni Leone, presidente colpevole solo di una napoletanità verace e superstiziosa, sono nel mito di una purezza dimenticata, grazie a quegli studenti pisani che gli auguravano di prendersi “’o vibrione” del colera. Ora certe finezze non le capisce più nessuno. Ci riprovò Berlusconi una trentina d’anni dopo a Caceres, in uno dei suoi tanti interim tra i ministri degli Esteri europei, col sorrisetto ironico, indice e mignolo sulla testa dello spagnolo Piquè. In Spagna c’è la corrida, ai tori sono abituati, e poi fa tanta simpatia e cameratismo. Renato Ruggiero era stato appena “licenziato” e forse ne fu contento, perché nelle conferenze stampa il premier lo prendeva a calci sotto il tavolo per parlare al posto suo.

Ben altro clima rispetto al D’Alema che nel 2010 perde le staffe in tv e manda a “farsi fottere” Sallusti, condirettore del Giornale. Totti ha appena dato il calcione a Balotelli, il clima politico tra romanisti e interisti è come quello tra berlusconiani e finiani. Non parole, ma fatti.

Se «le parole sono pietre», come scriveva Carlo Levi, allora come definire quelle della Santanché, sottosegretario allo sviluppo, che dice di Fini «umanamente è una merda»? Anche i francesi dicono sempre “merde” ma per loro è un’esclamazione storica più che un escremento. Da noi è solo un epiteto. «Democristiano di merda», e non serve ricordare a chi appartenga il pensiero.

I più colti hanno individuato e sintetizzato la raccolta di contumelie, sputtanamenti, che servono a delegittimare l’avversario come il «Trattamento Boffo», dal nome dell’ex direttore di Avvenire costretto a dimettersi da una campagna ad personam, che doveva vendicare le critiche del quotidiano dei vescovi contro il libertinaggio e le escort del premier.

Stessa fine hanno fatto Veronica Lario, colpevole d’aver accusato l’ex marito di essere un malato bisognoso d’aiuto; e adesso Gianfranco Fini, che ha il torto anche lui d’aver rotto il matrimonio nel Pdl criticando il padrone di casa e pensandola a modo suo. Certi giochi di parole sono abbastanza scontati, come l’ironia del Cavaliere sul finiano Bocchino: «Sono rimasto male quando ho saputo che era un deputato e non un punto programmatico». E, ma lo citiamo solo per par condicio, ecco Bossi parlare di Verdini: «Ha banche tutte sue, un democristiano di m.». Anche lui.

Agli atti restano comunque un vaffa di Prodi premier in aula e il Bersani che dà della «rompicoglioni» alla Gelmini. Gli stessi attributi citati da Berlusconi quando disse nel 2006 che tali sarebbero stati gli elettori che avessero votato per Prodi.

I tempi belli di «cribbio» sono purtroppo dimenticati, e l’unica soddisfazione è riflettere sul fatto che la gente diserti sempre più le urne, nella speranza che quest’astensionismo galoppante sia soprattutto un giudizio etico sulla mancanza assoluta di stile e di morale. Inevitabile, peraltro, che il ministro della Semplificazione Calderoli chiami i gay “culattoni”: più semplificazione di così.

Bisognerebbe proprio finirla, perdindirindina

 


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POTATURE IN VIA MASSARUTI
In seguito alle numerose segnalazioni,Fax ed e-mail con foto allegate,inviate dal Comitato all'Ass.Ambiente Giancarlo Innocenzi ed agli Uffici preposti del Comune di Roma,in cui si metteva in evidenza lo stato di pericolo per le persone ed i veicoli ,dovuto  alla presenza di rami pericolanti e all'ostruzione della visuale agli incroci pericolosi , si comunica che è avvenuta la potatura degli alberi sia in Via Massaruti sia nelle strade limitrofe da parte dell'Ufficio Giardini del Municipio XIII